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12/3/6/9

12/3/6/9

Il pranzo del lunedì

Il caffè di tutti i giorni.

La birra dopo il lavoro.

La cena in due.

Combinazione di numeri che disegnano ogni orologio.

Il resto del tempo possiamo sempre dedicarlo a fare l’amore.

L’astronauta.

Non ho mai desiderato la Luna o tantomeno un anello stretto al dito che lo soffoca per sempre. Io Desidero soltanto mangiare una volta al mese del pane con la nutella insieme a quell’astronauta che mi ripete ogni giorno quanto fa schifo la Luna.

Il sole alle 12.00

Non mi sono mai illuminata d’immenso.

Non sono mai stata  in un luogo dove si sta, come d’autuno,  sugli alberi, le foglie.

Non mi fu mai caro quell’ermo colle, e non ho mai visto apparire l’oro nel grano.

Ho solo visto una luce, molto calda picchiarmi in testa.

Quello è stato l’avvenimento più stravolgente della mia vita e l’ho descritto così,

come il sole a mezzogiorno.

Siamo tutti fratelli.

Quando avevo otto anni ho raccontato a tutti i bambini della mia scuola che avevo  visto una fata. Inizialmente nessuno ci credeva ma avevo già una buona parlantina per ” intortare ” chiunque, descrivendola in ogni minimo dettaglio.

Dopo due giorni, un’altra bambina si è avvicinata a me e mi ha sussurrato nell’orecchio di aver visto una fata. Aveva capito il mio gioco, e come me iniziò a descriverla capello per capello.

14,37 minuti erano bastati per farmi credere che le fate esistevano.

A distanza di anni, ripensando a quell’accaduto, mi domando se le bugie sono portatrici di cattiveria oppure sono la creazione di una qualcosa di fantasioso che senza di esse non saremmo capaci ad immaginare. Una cosa è pur certa: le bugie sono l’unico collante che ci lega e ci rende simili, lasciandoci in comune il fatto di non essere stati sinceri almeno una volta nella nostra vita. 

Di conseguenza siamo tutti fratelli.

Lingua bagnata.

Quando ho conosciuto Renè, per me è stato come toccare il sole con la punta della lingua.

Il mio scopo era di vivere insieme tutte quelle cose che apparentemente con qualcun’altro non sarei riuscita a condividere.

Volevo essere importante per lui come il caffè di prima mattina.

Pretendevo di essere ricordata per sempre, senza provare  a rovinare la sua vita.

Ma si sa, quando l’ossessione supera la ragione ti ritrovi ad affogare nella tua stessa vasca da bagno.

Quando una mattina mi sono svegliata, senza prendere il caffè, mi sono resa conto che volevo a tutti i costi che Renè, mi ricordasse per sempre.

L’unico modo per ottenere ciò che volevo era rovinare la sua vita.

Solo così, mi avrebbe ricordato,pur essendo consapevole di essere per lui un pensiero cattivo.

Tra il per sempre di una lingua bagnata da una goccia di sole e il per sempre del giorno in cui gli ho regalo l’ inferno, sono riuscita a stare con lui per sempre.

Le sere d’estate.

Le sere d’estate affacciati al balcone solo per spiare i vicini.

C’è l’ uomo con la canotta bianca e la pancia grande come un melone.

C’è la ragazza che tenta di provocarvi.

C’è il ragazzo che piange.

L’aria sa di mare, il cielo prende fuoco.

La ferrovia sotto casa, un uovo lanciato dalla finestra.

Le sere d’estate, quelle dei primi spinelli, dove tutto sembrava proibito.

Il bagno alle 4 del mattino e sentirsi grandi.

Il sapore del sale sulle labbra, fare l’amore in acqua.

Guardare le stelle e non avere paura del buio.

Sognare di andare via.

Tornare a casa stare sul balcone con le gambe a penzoloni nel vuoto e continuare a spiare i vicini.

C’è  l’uomo con la camicia bianca e senza pancia.

C’è la ragazza con l’abito da suora.

C’è il ragazzo che diventa stronzo.

L’aria sa di caldo, il cielo si schiarisce.

La ferrovia sotto casa, uno sguardo lanciato dalla finestra.

Le mattine d’estate, quelle in cui vedi il mondo iniziare mentre tu vuoi solo dormire.

A Noemi e Valeria.

Caffettiera.

E’ un ritardo continuo

Ogni mattina le fisso un appuntamento mezz’ora prima del vero orario.

Anche in questi casi i suoi buoni 7,5 minuti di sgarro, ci sono sempre.

Forse perché la sua vita è normale, eppure ha perso un figlio.

Mi lamento sempre degli altri, ma anche io a quanto pare sono una che fa aspettare.

Ottavio è ancora li davanti alla caffettiera che aspetta il mio ritorno ormai da anni.

L’importanza delle cose..cambia.

Due cose sono importanti per Dan.

Avere i capelli rosa e non raggiungere mai il  fallimento.

Assicurarsi  un futuro a breve termine, da qui a due anni e avere il denaro

necessario per continuare a fumare.

Ma due cose erano importanti per Dan quando era bambino.

Avere una casa tra due scogli e possedere un gatto al guinzaglio.

Anche se nei suoi disegni aveva sempre i capelli rosa.

Sott’acqua.

Non era una notte buia e tempestosa.

Non c’era nessuna principessa chiusa in una torre.

Non c’era nessuna fata turchina e tantomeno nessun ranocchio.

C’era una città innevata e una taverna dove i viandanti bestemmiavano dio invano.

C’era un uomo tutto solo in un angolo, appartato dalle bestie che pensava e ripensava alla sua nave ormai affondata e al ti amo che come succede nel teatro, viene detto solo quando il mondo all’ improvviso capovolge il suo capo.

E questo ometto da come i copioni,quelli buoni, ci hanno insegnato, pensate un pò  aveva urlato ad una regina o ad una fata quel sentimento quando il suo vascello da un’ onda nera era stato annegato; mentre la giovane e pura donzella per amor selvaggio sotto l’acqua si era uccisa, pur di sentire urlare quelle parole mai udite,

alla morte non improvvisa si regalò, mentre l’ometto dopo tanto sforzo alla vita in taverna ritornò. A far baldoria e a bere birra tra coltelli e fumi di pipe, dove donne prosperose con seni all’ aria l’alitavano di sporco.

Ma se poi un sol pensiero tra la testa gli entrava, pelle bianca e capelli neri nei suoi occhi disegnavano un corpo esile con occhi pieni d’acqua.

il giovanotto famoso nella città diventò, elogiato per essere un superstite, uomo virile dal coraggio inaudito, invidiato perfino dal maschio cavaliere.

Ma in questa storia nulla si seppe della fanciulla, soltanto che ogni tanto in un pensiero questa si concretizzava.

Sagoma.

Martedì mattina mi sono svegliata con il naso tappato e gli occhi lucidi. Sono corsa in bagno. Ho ribaltato i cassetti, i borselli, tutto quanto per cercare qualcosa che mi facesse stare bene. Poi mi son ricordata di guardare dentro lo specchio. Mi sono avvicinata, ho urlato vedendomi riflessa. Capelli aggrovigliati, pelle cadaverica, labbra rosse come ciliegie, occhiaie nere come il mare. Di colpo ho affondato la mano sulla maniglia. Appena e dico appena, l’ho sfiorata ecco che mi è apparsa una persona. Nell’angolo in alto a destra del mio specchio, solo strizzando gli occhi, mi ero resa conto che c’era qualcuno. Era solo una sagoma, ma la vedevo perfettamente seduta su una sedia in una stanza bianca. Sopra la testa aveva un muro con delle crepe. Sotto i piedi un parquet laminato, ormai marcio. L’ ultima pioggia di dicembre aveva rigonfiato quel posto. Davanti agli occhi era come se fissasse una Luna molto luminosa. Dietro le spalle c’era l’intera collezione dei ricordi della sua vita. Accanto c’ era solo lei, fedele amica.. la sua giovane ombra. Una luce arancione mi si è incastrata poi nell’occhio. Una frazione di secondo è bastata per far sparire ciò che avevo trovato. Io ero una sagoma dentro uno specchio e pregavo che i ricordi della mia vita prima o poi mi avessero lasciata vivere.

Partire con 253 parole.

Esattamente un anno fa, ero a Berlino.

C’era tantissima neve, il sole ed io sorridevo.

Esattamente un anno dopo, oggi, sono a Torino.

C’è tantissimo sole, un pò di vento ed io non sorrido.

365 giorni possono cambiarci.

253 parole dette, possono ferirci.

Troppe notti in compagnia e la prima in cui dormiamo soli.

Basta un solo giorno per farci odiare il momento in cui abbiamo deciso di partire in due.

Le piante del Re.

Su quel tavolo di cristallo c’erano tutte quelle cose utili, che definirei “primarie”.

Per terra, sulla lampada, sul davanzale e intorno a me invece c’erano tutte quelle inutili cose, che definirei “secondarie”.

Ho schioccato le dita per far scomparire quel disordine ed invece ho sentito due mani tirarmi il cuore.

Il primo fascio di luce di quel giorno ha colpito il tavolo e poi mi si è ribaltato in un occhio.

Nero con sfumature verdi, giallo con sfumature viola ed un albero piantato dal Re che stava per morire.

Questo era il viaggio che avevo intrapreso nella mia testa.

La guerra era finita da 70 anni, ed io ne avevo solamente 10.

Quel ragazzo con un ciondolo nero.

Un filo di metallo che batteva sul vetro per fare rumore.

Un quadrato perfetto si ricopriva di candele e nella notte s’illuminava come pochi.

Un uomo si disperava dopo aver scoperto che anche le piante possono morire.

Il mantello nero di quella donna, che correva con una scatola in mano soltanto per buttarla tra i rifiuti.

La puzza delle rose, poi d’ improvviso uno starnuto, e mi sono risvegliata da qualcosa che credevo fosse infinito.

La pioggia cade al contrario.

“Che se disegni nella tua testa l’ amore perfetto e ti imponi di non immaginarne un altro all’ infuori di quello, allora non ti si spezzerà mai il cuore. In nessuna realtà quel ritratto prenderà vita e tu di conseguenza sarai salva. Non conoscerai mai quella sensazione di vertigine e di stranezza improvvisa. Vivrai delle tue sole gioie e rincorrerai un cerchio all’ infinito, dentro il giardino dei tuoi pensieri. Scriverai una nuova storia e racconterai di una vita che non ha mai dipeso da un’ altra. Sarai la prima e il mondo ti osserverà con occhi malvagi. La Luna sarà la tua unica amica. Quando il suo contorno diventerà bianco vorrà dire che avrai raggiunto la perfetta armonia tra spazio e ragione. La pioggia cadrà al contrario e tu non danzerai ma ci riderai sopra. I tuoi capelli saranno rosa e la tue labbra si coloreranno di verde. La neve cadrà a luglio e le stelle ricopriranno un prato. Sarai la regina di un fiore e tutti avranno paura di te.Il tuo coraggio ti renderà forte ma nello stesso tempo ti ricoprirà di scorpioni neri. L’ importante è che tu non smetta mai di ricordare che hai salvato il tuo cuore prima di essere gettato in un mare dipinto”

28 Farfalle.

Una mattina ho visto 28 farfalle morirmi davanti agli occhi.

Non ho mosso un dito, non ho fatto niente, non ho provato niente.

Poi mi sono guardata allo specchio, ed ero felice.

Non m’ interessava sapere come fossero morte, inconsapevolmente sapevo di possedere già la risposta.

Le ho raccolte, le ho infilate in una bottiglia di plastica.

Ho messo il tappo.

Le ho capovolte.

Poi gli ho dato fuoco. 

Quella mattina avevano rovinato la mia stanza perfetta, perchè dei cadaveri erano venuti a disturbarmi.

Un uomo innamorato.

La pretesa di un uomo innamorato di vedere la sua amata arrivare puntuale al loro anniversario.

Gioca con la forchetta. 

Sbuffa e guarda a destra. 

Poi si alza e guarda a sinistra.

Apre il tovagliolo. 

Blocca il cameriere. 

Riempie il suo bicchiere.

Maledice un finto Dio.

 Dall’ inferno del suo cuore sputa quel nome e solo rancore.

Poi di colpo si morde una mano.

Muove il piede all’ infinito.

Poi d’un tratto arriva lei.

Lui d’un tratto arriccia il naso.

:” Eri in ritardo il giorno del nostro matrimonio, come potevo pretendere di vederti arrivare all’orario stabilito”.

Lei risponde tutta splendida.

:” Il sesso è il mio perenne ritardo “:

Tutto vola nella stanza.

Piatti, forchette, bicchieri, coltelli.

Tutto tace nella stanza.

L’uomo uccide il suo amore, per non vedere più il ritardo del sesso e dello squallore.

Paga il conto con un sorriso e si dirige in un mondo proibito.

12/3/6/9

12/3/6/9

Il pranzo del lunedì

Il caffè di tutti i giorni.

La birra dopo il lavoro.

La cena in due.

Combinazione di numeri che disegnano ogni orologio.

Il resto del tempo possiamo sempre dedicarlo a fare l’amore.

L’astronauta.

Non ho mai desiderato la Luna o tantomeno un anello stretto al dito che lo soffoca per sempre. Io Desidero soltanto mangiare una volta al mese del pane con la nutella insieme a quell’astronauta che mi ripete ogni giorno quanto fa schifo la Luna.

Il sole alle 12.00

Non mi sono mai illuminata d’immenso.

Non sono mai stata  in un luogo dove si sta, come d’autuno,  sugli alberi, le foglie.

Non mi fu mai caro quell’ermo colle, e non ho mai visto apparire l’oro nel grano.

Ho solo visto una luce, molto calda picchiarmi in testa.

Quello è stato l’avvenimento più stravolgente della mia vita e l’ho descritto così,

come il sole a mezzogiorno.

Siamo tutti fratelli.

Quando avevo otto anni ho raccontato a tutti i bambini della mia scuola che avevo  visto una fata. Inizialmente nessuno ci credeva ma avevo già una buona parlantina per ” intortare ” chiunque, descrivendola in ogni minimo dettaglio.

Dopo due giorni, un’altra bambina si è avvicinata a me e mi ha sussurrato nell’orecchio di aver visto una fata. Aveva capito il mio gioco, e come me iniziò a descriverla capello per capello.

14,37 minuti erano bastati per farmi credere che le fate esistevano.

A distanza di anni, ripensando a quell’accaduto, mi domando se le bugie sono portatrici di cattiveria oppure sono la creazione di una qualcosa di fantasioso che senza di esse non saremmo capaci ad immaginare. Una cosa è pur certa: le bugie sono l’unico collante che ci lega e ci rende simili, lasciandoci in comune il fatto di non essere stati sinceri almeno una volta nella nostra vita. 

Di conseguenza siamo tutti fratelli.

Lingua bagnata.

Quando ho conosciuto Renè, per me è stato come toccare il sole con la punta della lingua.

Il mio scopo era di vivere insieme tutte quelle cose che apparentemente con qualcun’altro non sarei riuscita a condividere.

Volevo essere importante per lui come il caffè di prima mattina.

Pretendevo di essere ricordata per sempre, senza provare  a rovinare la sua vita.

Ma si sa, quando l’ossessione supera la ragione ti ritrovi ad affogare nella tua stessa vasca da bagno.

Quando una mattina mi sono svegliata, senza prendere il caffè, mi sono resa conto che volevo a tutti i costi che Renè, mi ricordasse per sempre.

L’unico modo per ottenere ciò che volevo era rovinare la sua vita.

Solo così, mi avrebbe ricordato,pur essendo consapevole di essere per lui un pensiero cattivo.

Tra il per sempre di una lingua bagnata da una goccia di sole e il per sempre del giorno in cui gli ho regalo l’ inferno, sono riuscita a stare con lui per sempre.

Le sere d’estate.

Le sere d’estate affacciati al balcone solo per spiare i vicini.

C’è l’ uomo con la canotta bianca e la pancia grande come un melone.

C’è la ragazza che tenta di provocarvi.

C’è il ragazzo che piange.

L’aria sa di mare, il cielo prende fuoco.

La ferrovia sotto casa, un uovo lanciato dalla finestra.

Le sere d’estate, quelle dei primi spinelli, dove tutto sembrava proibito.

Il bagno alle 4 del mattino e sentirsi grandi.

Il sapore del sale sulle labbra, fare l’amore in acqua.

Guardare le stelle e non avere paura del buio.

Sognare di andare via.

Tornare a casa stare sul balcone con le gambe a penzoloni nel vuoto e continuare a spiare i vicini.

C’è  l’uomo con la camicia bianca e senza pancia.

C’è la ragazza con l’abito da suora.

C’è il ragazzo che diventa stronzo.

L’aria sa di caldo, il cielo si schiarisce.

La ferrovia sotto casa, uno sguardo lanciato dalla finestra.

Le mattine d’estate, quelle in cui vedi il mondo iniziare mentre tu vuoi solo dormire.

A Noemi e Valeria.

Caffettiera.

E’ un ritardo continuo

Ogni mattina le fisso un appuntamento mezz’ora prima del vero orario.

Anche in questi casi i suoi buoni 7,5 minuti di sgarro, ci sono sempre.

Forse perché la sua vita è normale, eppure ha perso un figlio.

Mi lamento sempre degli altri, ma anche io a quanto pare sono una che fa aspettare.

Ottavio è ancora li davanti alla caffettiera che aspetta il mio ritorno ormai da anni.

L’importanza delle cose..cambia.

Due cose sono importanti per Dan.

Avere i capelli rosa e non raggiungere mai il  fallimento.

Assicurarsi  un futuro a breve termine, da qui a due anni e avere il denaro

necessario per continuare a fumare.

Ma due cose erano importanti per Dan quando era bambino.

Avere una casa tra due scogli e possedere un gatto al guinzaglio.

Anche se nei suoi disegni aveva sempre i capelli rosa.

Sott’acqua.

Non era una notte buia e tempestosa.

Non c’era nessuna principessa chiusa in una torre.

Non c’era nessuna fata turchina e tantomeno nessun ranocchio.

C’era una città innevata e una taverna dove i viandanti bestemmiavano dio invano.

C’era un uomo tutto solo in un angolo, appartato dalle bestie che pensava e ripensava alla sua nave ormai affondata e al ti amo che come succede nel teatro, viene detto solo quando il mondo all’ improvviso capovolge il suo capo.

E questo ometto da come i copioni,quelli buoni, ci hanno insegnato, pensate un pò  aveva urlato ad una regina o ad una fata quel sentimento quando il suo vascello da un’ onda nera era stato annegato; mentre la giovane e pura donzella per amor selvaggio sotto l’acqua si era uccisa, pur di sentire urlare quelle parole mai udite,

alla morte non improvvisa si regalò, mentre l’ometto dopo tanto sforzo alla vita in taverna ritornò. A far baldoria e a bere birra tra coltelli e fumi di pipe, dove donne prosperose con seni all’ aria l’alitavano di sporco.

Ma se poi un sol pensiero tra la testa gli entrava, pelle bianca e capelli neri nei suoi occhi disegnavano un corpo esile con occhi pieni d’acqua.

il giovanotto famoso nella città diventò, elogiato per essere un superstite, uomo virile dal coraggio inaudito, invidiato perfino dal maschio cavaliere.

Ma in questa storia nulla si seppe della fanciulla, soltanto che ogni tanto in un pensiero questa si concretizzava.

Sagoma.

Martedì mattina mi sono svegliata con il naso tappato e gli occhi lucidi. Sono corsa in bagno. Ho ribaltato i cassetti, i borselli, tutto quanto per cercare qualcosa che mi facesse stare bene. Poi mi son ricordata di guardare dentro lo specchio. Mi sono avvicinata, ho urlato vedendomi riflessa. Capelli aggrovigliati, pelle cadaverica, labbra rosse come ciliegie, occhiaie nere come il mare. Di colpo ho affondato la mano sulla maniglia. Appena e dico appena, l’ho sfiorata ecco che mi è apparsa una persona. Nell’angolo in alto a destra del mio specchio, solo strizzando gli occhi, mi ero resa conto che c’era qualcuno. Era solo una sagoma, ma la vedevo perfettamente seduta su una sedia in una stanza bianca. Sopra la testa aveva un muro con delle crepe. Sotto i piedi un parquet laminato, ormai marcio. L’ ultima pioggia di dicembre aveva rigonfiato quel posto. Davanti agli occhi era come se fissasse una Luna molto luminosa. Dietro le spalle c’era l’intera collezione dei ricordi della sua vita. Accanto c’ era solo lei, fedele amica.. la sua giovane ombra. Una luce arancione mi si è incastrata poi nell’occhio. Una frazione di secondo è bastata per far sparire ciò che avevo trovato. Io ero una sagoma dentro uno specchio e pregavo che i ricordi della mia vita prima o poi mi avessero lasciata vivere.

Partire con 253 parole.

Esattamente un anno fa, ero a Berlino.

C’era tantissima neve, il sole ed io sorridevo.

Esattamente un anno dopo, oggi, sono a Torino.

C’è tantissimo sole, un pò di vento ed io non sorrido.

365 giorni possono cambiarci.

253 parole dette, possono ferirci.

Troppe notti in compagnia e la prima in cui dormiamo soli.

Basta un solo giorno per farci odiare il momento in cui abbiamo deciso di partire in due.

Le piante del Re.

Su quel tavolo di cristallo c’erano tutte quelle cose utili, che definirei “primarie”.

Per terra, sulla lampada, sul davanzale e intorno a me invece c’erano tutte quelle inutili cose, che definirei “secondarie”.

Ho schioccato le dita per far scomparire quel disordine ed invece ho sentito due mani tirarmi il cuore.

Il primo fascio di luce di quel giorno ha colpito il tavolo e poi mi si è ribaltato in un occhio.

Nero con sfumature verdi, giallo con sfumature viola ed un albero piantato dal Re che stava per morire.

Questo era il viaggio che avevo intrapreso nella mia testa.

La guerra era finita da 70 anni, ed io ne avevo solamente 10.

Quel ragazzo con un ciondolo nero.

Un filo di metallo che batteva sul vetro per fare rumore.

Un quadrato perfetto si ricopriva di candele e nella notte s’illuminava come pochi.

Un uomo si disperava dopo aver scoperto che anche le piante possono morire.

Il mantello nero di quella donna, che correva con una scatola in mano soltanto per buttarla tra i rifiuti.

La puzza delle rose, poi d’ improvviso uno starnuto, e mi sono risvegliata da qualcosa che credevo fosse infinito.

La pioggia cade al contrario.

“Che se disegni nella tua testa l’ amore perfetto e ti imponi di non immaginarne un altro all’ infuori di quello, allora non ti si spezzerà mai il cuore. In nessuna realtà quel ritratto prenderà vita e tu di conseguenza sarai salva. Non conoscerai mai quella sensazione di vertigine e di stranezza improvvisa. Vivrai delle tue sole gioie e rincorrerai un cerchio all’ infinito, dentro il giardino dei tuoi pensieri. Scriverai una nuova storia e racconterai di una vita che non ha mai dipeso da un’ altra. Sarai la prima e il mondo ti osserverà con occhi malvagi. La Luna sarà la tua unica amica. Quando il suo contorno diventerà bianco vorrà dire che avrai raggiunto la perfetta armonia tra spazio e ragione. La pioggia cadrà al contrario e tu non danzerai ma ci riderai sopra. I tuoi capelli saranno rosa e la tue labbra si coloreranno di verde. La neve cadrà a luglio e le stelle ricopriranno un prato. Sarai la regina di un fiore e tutti avranno paura di te.Il tuo coraggio ti renderà forte ma nello stesso tempo ti ricoprirà di scorpioni neri. L’ importante è che tu non smetta mai di ricordare che hai salvato il tuo cuore prima di essere gettato in un mare dipinto”

28 Farfalle.

Una mattina ho visto 28 farfalle morirmi davanti agli occhi.

Non ho mosso un dito, non ho fatto niente, non ho provato niente.

Poi mi sono guardata allo specchio, ed ero felice.

Non m’ interessava sapere come fossero morte, inconsapevolmente sapevo di possedere già la risposta.

Le ho raccolte, le ho infilate in una bottiglia di plastica.

Ho messo il tappo.

Le ho capovolte.

Poi gli ho dato fuoco. 

Quella mattina avevano rovinato la mia stanza perfetta, perchè dei cadaveri erano venuti a disturbarmi.

Un uomo innamorato.

La pretesa di un uomo innamorato di vedere la sua amata arrivare puntuale al loro anniversario.

Gioca con la forchetta. 

Sbuffa e guarda a destra. 

Poi si alza e guarda a sinistra.

Apre il tovagliolo. 

Blocca il cameriere. 

Riempie il suo bicchiere.

Maledice un finto Dio.

 Dall’ inferno del suo cuore sputa quel nome e solo rancore.

Poi di colpo si morde una mano.

Muove il piede all’ infinito.

Poi d’un tratto arriva lei.

Lui d’un tratto arriccia il naso.

:” Eri in ritardo il giorno del nostro matrimonio, come potevo pretendere di vederti arrivare all’orario stabilito”.

Lei risponde tutta splendida.

:” Il sesso è il mio perenne ritardo “:

Tutto vola nella stanza.

Piatti, forchette, bicchieri, coltelli.

Tutto tace nella stanza.

L’uomo uccide il suo amore, per non vedere più il ritardo del sesso e dello squallore.

Paga il conto con un sorriso e si dirige in un mondo proibito.

12/3/6/9
L’astronauta.
Il sole alle 12.00
Siamo tutti fratelli.
Lingua bagnata.
Le sere d’estate.
Caffettiera.
L’importanza delle cose..cambia.
Sott’acqua.
Sagoma.
Partire con 253 parole.
Le piante del Re.
La pioggia cade al contrario.
28 Farfalle.
Un uomo innamorato.

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